Giornale Periodico

IL PARADISO DELLO STREAMING – OMNIA STREAMING (www.omniablog.net/streaming)

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OMNIA-STREAMING, IL PARADISO DELLO STREAMING.

www.omniablog.net/streaming – Un sito per gli appassionati cinefili. Nasce con l’intento di proporre a chi ha la passione per il cinema, un gran numero di film da guardare gratuitamente online in streaming. Le categorie che vengono proposte sono per lo streaming di FILM, TELEFILM/SERIE TV, SPORT e partite di CALCIO, TV e in futuro di video per tutte le tipologie. Attualmente sono già presenti un buon numero di film e serie tv da poter vedere, e l’impegno degli amministratori sarà sempre quello di aggiungere nuovi film, in particolare quelli di ultima uscita, per poter offrire un servizio costante, aggiornato, di qualità. Per quanto riguarda la sezione sport-calcio verrà trasmesso in diretta streaming l’evento calcistico piu’ rilevante di ogni giornata di Serie A, Champions League, Coppa Italia, Qualificazioni Mondiali 2010. Ma non solo, verranno anche trasmessi granpremi di Formula 1 e del Motomondiale. In generale l’evento sportivo più importante di giornata. Mentre per quanto riguarda la categoria tv, sarà possibile vedere in diretta canali che trasmettono 24h su 24 dei film, cartoni, oppure sarà possibile vedere i canali Rai e Mediaset e il grande fratello 9 sempre 24 ore su 24 in modo del tutto gratuito. La categoria “Mappe” è dedica alla visualizzazione di tutta la mappa specifica dell’Italia e del mondo, divisa per città e paesi, anche in formato “satellite”. Gli amministratori del sito augurano a tutti i visitatori una buona visione.  (www.omniablog.net/streaming)

L’associazione Cafè Guerbois è partner e sponsor di tale sito.

Reggio Calabria: UniversiBus, la navetta della Mediterranea

Dal 21 marzo parte UniversiBus, la navetta gratuita per gli studenti della Mediterranea per il collegamento delle facoltà al centro di Reggio. A presentare l’iniziativa il Rettore Giovannini, l’Assessore con Delega al Bilancio, Patrimonio e Trasporti, Demetrio Naccari, alcuni dirigenti della Mediterranea come la dott.ssa  Santamaria, responsabile Macroarea Servizi agli Studenti,il dott. Gigliotti della Regione, il prof. Manganaro, l’ingegnere Cirianni, il professor Vitetta e  i rappresentanti degli studenti. L’iniziativa rappresenta una nuova conquista dell’ateneo reggino che, come ha sottolineato il Rettore, rappresenta una conquista per tutto il sistema di trasporto cittadino, poiché in realtà produce un ampliamento dei servizi di Atam. Il progetto Universibus è gratuito per gli studenti della Mediterranea ma fruibile per tutti coloro che siano in possesso di regolare biglietto, va a potenziare quella rete di strumenti messi a disposizione delle circa 11.000 persone che a vario titolo gravitano attorno all’ateneo reggino. Il programma prevede l’espletamento di due linee A e B che collegano rispettivamente i plessi di Agraria, Ingegneria e Architettura con l’area urbana ed ai terminali ferroviario e marittimo della città. Le due linee, con servizio aperto al pubblico, si sviluppano tra Piazza Garibaldi (Stazione Centrale) e le sedi delle Facoltà. Gli studenti possono accedere alle due linee nelle oltre 20 fermate ATAM dislocate lungo l’itinerario, segnalate con apposite paline e pensiline, mediante una tessera nominativa annuale rilasciata dall’azienda agli aventi diritto. “Questo è un giorno positivo per la Mediterranea, ha dichiarato Giovannini. Siamo stati in grado di creare la sicurezza di un collegamento finalmente stabile”. Quattro in totale gli autobus dedicati agli studenti appositamente decorati nelle fiancate per una maggiore distinzione. “Era un impegno preso innanzitutto coi nostri studenti, ha dichiarato Naccari. Abbiamo puntato ad un meccanismo di perequazione ed equità territoriale. Noi come Regione abbiamo finanziato questo progetto molto volentieri con procedura d’urgenza” Un sistema intergrato che – rettore e amministratori con orgoglio ricordano essere stato formulato da esperti trasportisti della Mediterranea e attraverso un ampio confronto con la popolazione studentesca. I dettagli sulle corse ed i termini del servizio sono disponibili all’indirizzo www.unirc.it/universibus e nei depliant in distribuzione in tutte le sedi dell’Ateneo.

Qui di seguito vi presentiamo la linea A e B

  • Linea A:

Stazione Centrale-Facoltà di Agraria

Percorso andata:

- Piazza Garibaldi (Stazione Centrale)

- Via S. Francesco da Paola

- Via del Torrione

- Via Romeo

- Via M. De Lorenzo

- Via XXV Luglio

- Viale Zerbi

- Viale Boccioni

- Ponte Libertà

- Viale della Libertà

- Bivio Ingegneria

- Bivio Agraria

- Facoltà di Agraria

Percorso Ritorno:

- Facoltà di Agraria

- Bivio Agraria

- Bivio Ingegneria

- Viale della Libertà

- Ponte Libertà

- Via De Nava

- Via XXV Luglio

- Viale Zerbi

- Corso Matteotti

- Piazza Garibaldi (Stazione Centrale)

  •  
    • Linea B:

Stazione Centrale- Facoltà di Architettura

Percorso andata:

- Piazza Garibaldi (Stazione Centrale)

- Via S. Francesco da Paola

- Via del Torrione

- Via Romeo

- Via M. De Lorenzo

- Via XXV Luglio

- Viale Zerbi

- Viale Boccioni

- Ponte Libertà

- Viale della Libertà

- Via Pensilvania

- Viale Georgia

- Salita Zerbi

- Facoltà di Architettura

Percorso ritorno:

- Facoltà di Architettura

- Via Quartiere Militare

- Via N. Tommaseo

- Via Vespucci

- Via Ibico

- Viale della Libertà

- Ponte Libertà

- Via De Nava

- Via XXV Luglio

- Viale Zerbi

- Corso Matteotti

- Piazza Garibaldi (Stazione Centrale) 

Consigliere di Facoltà e al Consiglio degli Studenti di (Scienze Politiche – Messina) Latella Giuseppe (Reggio Calabria)

Università degli studi di Messina: Nuovi collegamenti per gli studenti

Nell’ambito delle iniziative a favore degli studenti da domani si potrà  utilizzare un servizio di collegamento da e per le Facoltà di Papardo (Facoltà di Scienze mm.ff.nn. , Ingegneria e residenze E.R.S.U.), Annunziata (Facoltà di Lettere, Farmacia e Medicina  Veterinaria) e Policlinico (Facoltà di Medicina e Chirurgia). Da venerdì 9 gennaio infatti da Piazza della Repubblica (Stazione  Centrale) dalle ore 8 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30 partiranno gli autobus che consentiranno agli studenti di raggiungere le  rispettive Facoltà.  (Strill.it)

Consigliere di Facoltà e al Consiglio degli Studenti di(Scienze Politiche – Messina) Latella Giuseppe (Reggio Calabria)

Associazione Cafè Guerbois

 

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L’Associazione Cafè Guerbois augura a tutti un buon Natale e buone feste.

- Associazione Cafè Guerbois -

L’importanza della donazione di sangue nel sociale

- Associazione Cafè Guerbois -

Spesso c’e’ chi rischia la propria vita perche nelle strutture ospedaliere non c’e’ abbastanza sangue. In Italia, ne servono migliaia di unità’ al giorno per aiutare i pazienti che ne necessitano. Purtroppo però, le donazioni effettuate oggi non sono sufficienti, il sangue non può essere prodotto in laboratorio e può essere solo donato. Nonostante i progressi delle scienze biologiche infatti, l’uomo rimane ancora oggi l’unica possibile sorgente di sangue e, d’altra parte, con lo sviluppo delle conoscenze mediche, sono diventati sempre più ampi i campi di applicazione del sangue e dei suoi derivati ad uso terapeutico. La donazione di sangue diventa quindi un gesto di altruismo facile da compiere, e chi dona deve essere cosciente del fatto che, così facendo, può salvare una o più vite umane. Nella nostra società il fabbisogno annuale di sangue cresce sempre di più e solo con la consapevolezza soggettiva dell’importanza di un piccolo gesto, quale la donazione volontaria, consapevole e altresì periodica, si può sperare di soddisfare la domanda al livello nazionale. Essere un donatore di sangue abituale significa aiutare il lavoro dei servizi trasfusionali ospedalieri permettendo una maggiore programmazione della raccolta di sangue e, non meno importante, una migliore gestione delle situazioni di urgenza e di emergenza. L’Italia ufficialmente ha raggiunto l’autosufficienza nel 2000, ma in numerose regioni, tuttavia, la raccolta è ancora insufficiente, e solo grazie a trasferimenti da altre regioni si riesce a coprire l’intero territorio. La situazione si fa critica poi per quanto riguarda i pazienti emopatici, come coloro che sono affetti da leucemia o da talassemia dove le donazioni annuali per un singolo malato crescono in maniera esponenziale. Ma purtroppo ancora molta gente e’ restia a donare il sangue giustificandosi chi con la paura delle malattie, chi con il dolore procurato dall’ago, chi invece, più onestamente, dicendo di essere pigro oppure volendo essere pagato. In verità, la donazione viene effettuata, sempre, utilizzando materiale sterile che viene poi distrutto. Donare il sangue aiuta pure a garantire una perfetta prevenzione della salute, ad ogni prelievo, viene effettuato infatti un completo esame del sangue, totalmente gratuito e una visita medica di controllo. Senza parlare del fatto che un prelievo ogni tanto fa anche bene, perche mette in moto il nostro midollo spinale costringendolo a produrre del sangue nuovo, riducendo così di molto i rischi di ostruzioni vascolari, che sfociano in arteriosclerosi e infarti. Il sangue si dona volontariamente e la donazione del sangue, quindi, deve necessariamente diventare un gesto naturale nella società dei nostri giorni; gesto di grande valore culturale, civile e morale. Chi dona il sangue aiuta a salvare chi e’ in pericolo, e contribuisce a creare un patrimonio di solidarietà da cui tutti possono attingere nei momenti di bisogno. Un ruolo molto importante ricoprono a tal proposito le singole associazioni, come appunto l’ “ADSPEM”, (che, per chiunque fosse interessato, opera all’interno degli ospedali Morelli e Riuniti) diffuse nel nostro paese che si adoperano su tutto il territorio per la raccolta del sangue. La nostra associazione “CAFE’ GUERBOIS”, associazione che ha come obbiettivo lo sviluppo culturale e sociale in tutte le sue sfaccettature, agendo soprattutto nelle frange studentesche e giovanili; non può che dimostrare solidarietà per il lavoro svolto dall’ADSPEM e associazioni affini lanciando un accurato appello a tutti i giovani cittadini affinché si apprestino a compiere un gesto di estrema solidarietà, quale la donazione di sangue. Diritto al sangue è diritto alla vita.

 

L’università, un diritto a numero chiuso

di Marcello Verduci

Fabio Mussi, ex ministro dell’Università e della ricerca: «Col sistema attuale di accesso universitario, i figli degli operai sono esclusi dal sapere.» (Annozero, 3 maggio 2007)

Parlare dell’università, ora che si avvicina il momento delle nuove immatricolazioni, è un po’ come sentire Woody Allen, all’inizio di Io ed Annie, raccontare l’aneddoto delle due anziane alla mensa dell’ospizio, che si lamentano perché il cibo fa schifo e, inoltre, le porzioni sono troppo piccole. E così è oggi l’università: spesso, per accedervi, bisogna passare per la ridicola e complicata burocrazia del test d’ingresso. E poi, una volta dentro, si inizia presto a capire che il livello d’istruzione non è più quello di un tempo. Manca meno di un mese ai test d’ammissione per le facoltà ad accesso a numero programmato. Molti studenti sono da tempo sui libri, in vista delle prove che dovranno affrontare a settembre e che potrebbero concedergli la possibilità della tanto agognata immatricolazione a corsi di laurea come quello in Medicina. Come ogni anno, però, già con tre mesi d’anticipo, riparte la discussione sul famigerato numero chiuso, oggetto di contestazioni fin da prima della sua istituzione ufficiale. Sono in molti, e non solo tra gli studenti, a criticare le attuali modalità di accesso a quei corsi di laurea per i quali non è sufficiente l’iscrizione in segreteria. Ma è solo da un paio d’anni che l’argomento ha acquistato spessore all’interno del dibattito pubblico. E’ il 4 settembre 2006, quando Massimo Citro, medico torinese laureato col massimo dei voti, con doppia specializzazione e fortemente contrario all’utilizzo di una prova preselettiva per i candidati all’immatricolazione, si iscrive e partecipa ai test d’ammissione della facoltà di Medicina della sua città. Il risultato di questa prova non ha fatto che confermare la sua tesi: il dottor Citro non è stato in grado di superarla. Un laureato pluriqualificato e dall’acclarata preparazione non è stato ritenuto meritevole di iscriversi al primo anno necessario per ottenere una laurea di cui è già in possesso. Rendendosi conto che la situazione tende al nonsense, il dottore torinese invia immediatamente una lettera all’allora Ministro dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi, raccontando del suo esperimento e delle grandi preoccupazioni per i diritti dei cittadini. Dal Ministro, nessuna risposta, almeno fino al febbraio dell’anno seguente, quando Mussi, in una sua lettera, promette di mettere mano alla situazione e porvi rimedio. Col senno di poi (che è scienza esatta), trattatavasi di pesce d’aprile fuori stagione: il ministro finisce per non fare nulla. È così che prende piede l’iniziativa Numerus Clausus, promossa dallo stesso Massimo Citro e dal comitato Demokratìa (un’associazione che si prefigge come scopo il raggiungimento di una democrazia più giusta, direttamente ispirata a quella periclea). Obiettivo di Numerus Clausus è l’abolizione del numero chiuso all’università, strumento incostituzionale e antidemocratico. Quella dell’accesso a numero programmato mediante test d’ammissione, infatti, è una procedura che si posiziona nettamente in contrasto rispetto agli articoli numero 3, 33 e 34 della Costituzione. I due più rilevanti: il primo, l’articolo 3 (ormai caduto in prescrizione, dopo l’approvazione del Lodo Alfano), sancisce la pari dignità e l’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, a prescindere, tra le altre cose, dalle loro condizioni personali e sociali. L’articolo 34, successivamente, stabilisce inequivocabilmente che “la scuola è aperta a tutti” e che “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. Riassumendo, entrambi gli articoli, in accordo, dispongono che tutti abbiano accesso all’istruzione, senza alcuna restrizione discriminante. Ma, nell’ambito universitario, di discriminazioni se ne subiscono con cadenza annuale, e sono gravissime le conseguenze che vanno a pesare, prima di tutto, sulle spalle di migliaia di studenti. Ad un certo punto, umiliare gli studenti nelle loro intenzioni di studio non sembra bastare. Non sia mai che, nel Belpaese, risulti un danno cui non segua una beffa. Detto fatto: a decidere del futuro di chi vorrebbe frequentare quelle facoltà ad accesso limitate è un test la cui unica capacità è quella di provocare un intenso mal di testa. Domande contorte, appositamente costruite per risultare ambigue e facilitare gli errori, a volte persino senza risposta (l’anno scorso, per esempio, viene fuori che addirittura due quesiti erano sbagliati) e, in ultima analisi, del tutto inutili: per quale motivo chi vorrebbe accedere all’istruzione ha l’obbligo di essere in possesso delle conoscenze che proprio l’università ha il compito di dargli? E, a parte la formulazione della prova d’accesso in sé, c’è davvero qualcuno così convinto che sia questo il modo più intelligente per selezionare chi è più propenso e interessato agli studi, sapendo che la legalità, nel nostro paese, non è più prioritaria da tempo? Se c’è, è evidente che questo qualcuno, distratto da un’incredibile ingenuità o dai programmi della De Filippi, ha dimenticato di seguire, negli ultimi anni, le cronache giudiziarie. Con precisione di tempi, pochi giorni dopo le prove d’ammissione, più atenei vedono fioccare le accuse di illeciti. E proprio a Messina, l’anno scorso, la Guardia di Finanza, indagando sulle presunte irregolarità, ha requisito tutti gli atti relativi ai test d’ammissione a Medicina. Sembra che il diritto all’istruzione fosse in vendita. Si ipotizza che il prezzo, non proprio popolare, andasse dagli 8.000 ai 30.000 euro. Nel frattempo, chi non può permettersi gli aiuti e le raccomandazioni, per quanto geniale e interessato agli studi possa essere, non può fare altro che attendere l’anno successivo, sperando nella fortuna, che rimane l’unico requisito davvero efficace per riuscire a non rimanere esclusi, quando si rinuncia a ricorrere ai sotterfugi. Non c’è da stupirsi, poi, se il livello di preparazione dei futuri medici lascia a desiderare: non è certo l’intelligenza a decidere chi può studiare medicina. Ma evidentemente, così com’è, il test d’ammissione non sembrava portare ad una selezione abbastanza iniqua: bisognava introdurre qualcosa che discriminasse un po’ più ingiustamente. Ciò è accaduto con l’ipotesi del decreto “dei venticinque punti”, nome di battesimo: decreto Mussi-Fioroni. Una volta emanato, avrebbe garantito a quegli studenti usciti dalla scuola superiore col massimo dei voti di avere venticinque punti di bonus sul punteggio del test. Fortunatamente, l’approvazione del decreto è ormai slittata almeno all’anno prossimo, con grande sollievo di chi il prossimo settembre ha intenzione di tentare la sorte del numero chiuso. Ma, a meno di ulteriori rinvii, nel 2009 l’università sarà ancora più inarrivabile. Chi non si è impegnato appieno alla scuola superiore (o chi non è stato capace di raggiungere risultati eccellenti) si vedrà gravemente penalizzato, e non potrà far altro che vedersi sbattere in faccia un grosso cancello da una nuova élite formata da persone disoneste o favorite da una legge ingiusta. Nemmeno Evariste Galois, come spiega il manifesto di Numerus Clausus, avrebbe potuto frequentare un’università con accesso a numero programmato dei giorni nostri. Perché Galois, nonostante l’essere stato il primo che, a diciotto anni, riuscì a risolvere l’equazione di quinto grado, era uno studente liceale poco meritevole, addirittura bocciato in matematica. Ma la situazione non è sempre stata questa. Tutto, infatti, è nato vent’anni fa: era il 1989, quando la legge Ruberti ha conferito agli atenei italiani l’autonomia statuaria e finanziaria. La riforma era nata per permettere agli atenei una maggior libertà di scelta degli insegnamenti, che prima venivano rigidamente imposti in maniera uniforme dal Ministero dell’Istruzione, e per fargli acquistare una maggiore responsabilità, con la possibilità di gestirsi autonomamente anche sul versante economico. Ma gli effetti non furono quelli promessi, e la riforma, più che a responsabilizzare, servì a tagliare nettamente i finanziamenti statali alle università. Questa, se prima poteva considerarsi a pieno titolo statale (cioè pagata da tutti ma anche aperta a tutti), dopo l’emanazione della legge Ruberti si è ritrovata a versare in una situazione non più tanto chiara. Gli effetti, per gli studenti, hanno iniziato a farsi sentire nel ‘94, quando la tassazione sugli studi è passata dal 3% al 20% e il gettito da essa proveniente da 400 a 1200 miliardi. Gli atenei hanno iniziato una ricerca sfrenata di finanziamenti sia presso i privati che mediante strumenti come i test d’ammissione, che ogni studente, sena discrimini di condizione economica, deve ogni anno pagare tramite una tassa d’iscrizione che, mediamente, si aggira intorno ai quaranta euro, pena l’esclusione. Ma nemmeno per l’accesso a numero programmato la situazione è sempre stata così com’è attualmente. Anzi, il numero chiuso, fino al 1999, era unanimamente considerato illegittimo, e generalmente il TAR accettava ogni ricorso contro di esso. Sempre citando un passo di Numerus Clausus non licet, manifesto dell’iniziativa: “Sono illegittime le delibere con le quali il senato accademico stabilisce il numero chiuso per l’accesso a determinate facoltà” (Consiglio di Stato, sez. VI, 19/5/94, n. 793); “L’autonomia riconosciuta alle università non attribuisce il potere di disporre autonomamente limitazioni all’accesso alle singole facoltà” (TAR Lazio, sez. III, 18/12/96, n. 1533); “Detta regolamentazione è sospetta di illegittimità costituzionale” (Consiglio di Stato, sez. VI, 2/3/98, n. 388). Il 2 agosto 1999, però, avviene un cambiamento radicale nella legislazione riguardante l’università. E’ in quell’anno che viene emanata la legge 264, che, regolamentando le modalità del numero chiuso, pretende di renderlo da incostituzionale a legittimo, autorizzandone così l’utilizzo. Così, dal 1999 in poi, la legge 264 “è perfettamente conforme al diritto allo studio, diritto che non appartiene a tutti i cittadini indiscriminatamente, ma soltanto ai più capaci e meritevoli” (tra tante: TAR Lazio, sez. III bis, 18/9/2000, n. 7138; TAR Liguria Genova, sez. II, 22/4/04, n. 496). Sembrerebbe una citazione dell’articolo 33 della Costituzione, che però si limita solo a precisare che i più capaci e meritevoli, pur se sprovvisti dei mezzi necessari, hanno il diritto di arrivare ai gradi più alti degli studi, senza accennare ad una qualunque limitazione del diritto allo studio (articolo 34) del cittadino, più o meno meritevole. Il controsenso è evidente: la scuola è aperta a tutti, ma solo se capaci e meritevoli. E, per selezionarli, si usa un esame che non è in grado di stabilire capacità e merito. Tuttavia, il numero chiuso sembra essere ormai essenziale per garantire un livello di formazione dei laureati degno degli standard europei. Questa, almeno, è la giustificazione maggiormente in voga, nonostante sia del tutto falsa. In Francia, un paese che tutti ci aspettiamo essere conforme a qualsiasi standard richiesto dall’UE, il numero chiuso non esiste. Utilizzano un metodo più intelligente ed efficace, in quel d’oltralpe: per le matricole del corso di medicina, ad esempio, è obbligatorio finire il primo anno avendo sostenuto tutti gli esami. In questo modo la selezione avviene, ma in base a reali meriti, invece che all’esito di una prova spesso irregolare e priva di ogni senso logico. Tutto ciò perché, in realtà, nessuna direttiva europea accenna al numero chiuso. L’unica cosa che l’Europa richiede, giustamente, è che i nuovi laureati abbiano un alto livello di preparazione. Se l’esperienza insegnasse davvero qualcosa a chi prende le decisioni, il numero chiuso sarebbe stato abolito già da tempo. Altro motivo, solitamente, è la carenza di strutture e personale docente adatti a garantire un giusto grado di preparazione agli studenti. Viene da chiedersi, allora, perché non si utilizzino maggiori risorse per risolvere la situazione, ampliando le strutture e l’organico dei professori (magari assumendo qualcuno dei tanti precari attualmente a spasso). Le direttive che ha inviato l’Europa parlano solo di “personale qualificato”. Com’è possibile che limitare il diritto allo studio dei cittadini porti ad una maggiore qualificazione del personale? Perché, ed è bene sottolinearlo, non è il diritto a esercitare la pratica medica o all’entrare in possesso di una laurea, quello che va reclamato, recuperato. E’ il diritto allo studio. Venti anni fa, anche per più di mille matricole non mancavano gli insegnanti. Oggi, invece, si assiste a un inaccettabile regresso. L’università dovrebbe muoversi per allargare a più studenti possibili l’occasione di qualificarsi, invece che per garantire l’istruzione a pochi, disperdendo giovani menti potenzialmente geniali e impoverendo le possibilità di sviluppo culturali e, di conseguenza, economiche. Come l’ex ministro Mussi ricorda sull’Unità del 24 luglio scorso: «anche a prescindere da un valore assoluto, fuori da una logica di merce, della conoscenza, è noto che il principale fattore di produttività economica si chiama istruzione, formazione superiore, ricerca. Ci sono stime internazionali: ogni dollaro, o euro, che metti nella ricerca, ne produce tre. Gli obiettivi di Lisbona, che altri paesi europei hanno già raggiunto, o fortemente avvicinato, sono per il nostro irraggiungibili: ci vorrebbero nei prossimi anni incrementi fino a 40 miliardi di euro l’anno». Invece, il nuovo governo, sempre più determinato a far rimpiangere Prodi anche agli elettori di centrodestra, checché ne dica Emilio Fede, si muove in direzione diametralmente opposta. Con le nuove misure ideate da Tremonti, l’università italiana si prepara a sprofondare definitivamente: le vengono tagliati i finanziamenti, già insufficienti, (nei prossimi cinque anni, la diminuzione dei finanziamenti ammonterà complessivamente a 1 miliardo e 433 milioni di euro), e bloccate le nuove assunzioni di personale docente, abbassando a due i nuovi assunti per ogni dieci pensionamenti. L’obiettivo sembra essere quello di spingere gli atenei a trasformarsi in istituti di diritto privati, ovviamente finanziati da altri privati e molto più liberi dall’obbligo alla giustizia sociale, quindi più costosi, quindi inavvicinabili dai meno ricchi. L’ennesima delle violenze gravemente incostituzionali imposte a questo paese: l’istruzione, dice la Costituzione, è pubblica. Purtroppo, però, ogni processo di avvicinamento ai dettami della Carta sembra definitivamente bloccato, senza che ci sia stato nemmeno bisogno di alcun lodo. Fortunatamente, i partecipanti al Progetto Nazionale Prometeo se ne sono accorti. Progetto Prometeo, proseguendo sulla strada di Numerus Clausus e annoverando tra i suoi sostenitori nomi celebri come il sindaco di Venezia Cacciari, Marco columbro e Franco Battiato, continua a battersi contro il numero chiuso e va anche oltre, avanzando una serie di proposte mirate al miglioramento dell’università italiana. Progetto Prometeo, che vede ancora una volta Massimo Citro come esponente di punta, si estende in quasi tutto il paese, con coordinatori e collaboratori in ogni regione. Per tutti gli studenti (e in generale per tutti coloro i quali desiderano vedere rispettati i diritti costituzionalmente sanciti), non resta che confidare nell’impegno di Massimo Citro e dei sostenitori di Numerus Clausus, continuando a sperare che chi di dovere, una volta tanto, si sforzi di ascoltare. Altrimenti, l’unica alternativa rimane il superenalotto.

Intervista a Massimo Citro

di Marcello Verduci

- Dottor Citro, il fatto che l’accesso all’università sia a volte subordinato ad un test privo di alcuna efficacia valutativa potrebbe portare, contrariamente a quello che le istituzioni si attendono dal numero chiuso, ad una nuova classe di laureati di scarso valore, magari risultati idonei ad iscriversi solo perché aiutati da qualcuno. Lei, nella sua esperienza di medico, ha notato qualcosa del genere, anche nel campo della ricerca? - L’attuale sistema universitario ha un triste e perverso obiettivo: quello di distruggere le varie professioni. Lo si evince dal fatto che con la recente riforma si concedono a tutti lauree brevi e inutili, mentre non si fa entrare quasi nessuno nelle poche Facoltà che contano. Abbiamo svilito le lauree. Il sistema lauree brevi è fallito, come afferma il Preside della Facoltà di Farmacia di Novara in una recente intervista su La Stampa (la Facoltà Avogadro ha rinunciato alle lauree brevi e ha tolto il numero chiuso) e in una lettera a me. Si continuano ad accettare a Medicina pochissime matricole che poi si è costretti a laureare quasi in toto, a detrimento della qualità del professionista, dovendosi comunque raggiungere il quorum previsto del fabbisogno di medici. Dal momento che stiamo assistendo a un progressivo e preoccupante calo di medici sul territorio. Perchè allora non tornare alla selezione seria durante il corso di studi, aprendo le Facoltà a tutti gli aventi diritto?

 

- In particolare, cosa ne pensa del modo in cui la ricerca viene svolta in Italia? E perché secondo lei non si tentano nuove strade? - La ricerca è quasi tutta in mano all’industria, alle multinazionali e a certe lobbies (consorzi interuniversitari e associazioni che preferisco non ricordare, ma che denuncerò nel mio prossimo libro): cosa vogliamo pretendere? Si ricerca quel che è più comodo, quel che già si sa, quel che conviene all’industria. Ricerche o scoperte che non abbiano un rapido e sicuro sbocco industriale non sono nemmeno considerate. Inoltre, non si dimentichi che tutta la Medicina è asservita all’industria e a certi altri poteri. Chi controlla le Facoltà di Medicina controlla anche tutto quanto riguarda embrioni, staminali, normative sull’aborto… e non solo.

 

 - Le istituzioni sostengono che il numero chiuso sia necessario, perché altrimenti strutture e docenti non basterebbero per tutti gli studenti. Ma non si ampliano le strutture e non si assumono i laureati precari, spesso più che qualificati, perché mancano le risorse economiche. Però, tra le tasse universitarie pagate dagli studenti (che sono notevolmente aumentate da quando gli atenei sono finanziariamente autonomi) e gli altri introiti di vario genere, tra i quali anche quelli provenienti proprio dal pagamento delle preiscrizioni ai test d’ammissione, i soldi dovrebbero esserci. Tuttavia, evidentemente, vengono spesi in un altro modo. Lei si è fatto una qualche idea di questo assurdo controsenso? - Nel mio libro ho ribattuto a tutte le bugie di Stato che hanno preteso di giustificare in questi anni il numero chiuso. Il numero chiuso non è affatto necessario, caso mai è illegale e da codice penale (violenza privata sul cittadino, incostituzionalità, lesivo del principio di uguaglianza). Riguardo ai fondi agli atenei è evidente che qualcosa di illegale sia in atto da tempo ed abbiamo invocato da più di un anno l’intervento della magistratura al fine di controllare gli effettivi bilanci degli atenei.

 

 

- Con Numerus Clausus e il Progetto Prometeo, in molti hanno riacquistato la speranza di potere, un giorno, cambiare lo stato delle cose. Quanto siete lontani dal vedere realizzato il vostro scopo? - Non credo che ci si trovi molto lontani dall’obiettivo. Per quanto riguarda noi, siamo determinati a combattere fino alla caduta del numero chiuso e su questo non si scende a patti con nessuno. Per quanto riguarda le istituzioni, la corruzione è ovunque, quindi l’esito dipenderà anche dal coinvolgimento degli studenti, finora per la maggior parte del tutto passivi.

 

 

- Il vostro Progetto Nazionale Prometeo sembra aver coinvolto davvero tante persone, tra le quali compaiono anche diversi nomi celebri. E’ ramificato praticamente in tutta Italia, con una persona che si occupa di organizzare le attività per ogni regione e diversi altri collaboratori. Insomma, davvero un grande successo. Per un semplice  e basilare principio democratico, tutta questa partecipazione non dovrebbe bastare a rimettere immediatamente in discussione il numero chiuso? - Sarebbe così, secondo un principio democratico, ma purtroppo in Italia oggi non vi è nemmeno l’ombra della democrazia.

 

 

- Sembrava che il Ministro Mussi fosse intenzionato a fare qualcosa in risposta alle vostre richieste, ma, a tutt’oggi, non s’è visto niente di concreto. Ora che il ministro dell’Università (oggi accorpato a quello dell’Istruzione) è cambiato, prevedete di ottenere qualche risultato in più? - I ministri contano poco: chi decide nei ministeri sono quei funzionari che sopravvivono a ogni caduta di governo. E’ tra loro che vanno ricercate le quinte colonne delle mafie accademiche e dei poteri di cui sopra.

 

 

- Si parla tanto di standard europei da rispettare. Ma, volendo prendere per buono quello che sentiamo sulle direttive europee, dovremmo pensare che in tutti i paesi dell’UE le università siano a numero chiuso? E che sia questo a rendere alto il livello di formazione dei laureati? - Non sono mai esistite direttive europee che obblighino al numero chiuso: siamo di nuovo nei luoghi comuni privi di fondamento e nelle bugie di Stato. La maggior parte dei Paesi europei non limita gli accessi. Anzi, parlando di Europa, il numero chiuso viola anche la Carta dei Diritti dell’Unione Europea. Abbiamo già fatto denuncia a Bruxelles.

 

 

- Secondo lei, per garantire un livello di preparazione davvero alto e al contempo il diritto allo studio per tutti, come dovrebbe essere l’università italiana e l’istruzione pubblica in genere? - L’abbiamo riassunto nella nostra Carta di Proposte già presentata agli ultimi due Ministri: ci va buon senso e ritornare a quello che abbiamo chiamato il “modello italiano”: libero accesso, selezione dura come da sempre, esami propedeutici che scandiscano il percorso. Via le lauree brevi e il sistema dei crediti. Si riparte da qui.

 

 

- Visto che almeno per quest’anno il test d’ammissione sembra inevitabile, lei cosa si sente di consigliare ai ragazzi che si avvicinano (o almeno ci provano) alla facoltà di Medicina? - Noi faremo di tutto per abbattere il numero chiuso già per il 2009. Non possiamo promettere l’esito (che non dipende solo da noi), ma è il nostro obiettivo. Per il 2008 abbiamo proposto a qualche deputato della maggioranza di portare avanti la possibilità di allargare il numero dei posti, di far entrare chiunque abbia fatto almeno 35 punti ai test, e riproposto un’eventuale lista unica. Sono solo palliativi per salvare il maggior numero di studenti. Ma dubito che le proposte vengano accettate. Pertanto consiglio di prepararsi (ammesso che serva…) ma soprattutto di unirsi in un fronte unico di protesta. Basterebbe un decimo di quel che fu il ‘68 per paralizzare gli atenei e ottenere l’abrogazione del numero chiuso. Ma… li smuove lei i ragazzi? Non vedo molti giovani infuocati disposti a battersi in difesa dei loro diritti. Sono apatici, invecchiati, morti dentro. La nostra Primavera studentesca si ispira al coraggio dei ragazzi di Praga che quarant’anni fa si opposero ai carri armati sovietici. La Primavera è degli studenti: noi l’abbiamo lanciata, ma tocca a voi ragazzi portarla avanti.

 

 

- Grazie della disponibilità, dottor Citro.

- Grazie a lei per l’attenzione.



Presentazione Associazione

Sul finire dell’Ottocento, al numero 11 del viale di Batignolles di Parigi, sorgeva un locale che annoverava tra i suoi frequentatori personaggi davvero particolari, tra i quali Edouard Manet. Ogni giovedì, lui e altre figure storiche della cultura usavano incontrarsi lì, al Café Guerbois, dove discutevano d’arte, di filosofia, di letteratura. Intorno alla figura carismatica di Manet, si creò un circolo di artisti che, di lì a poco, avrebbe gettato le fondamenta per la costruzione del movimento impressionista. Ai dibattiti del café parteciparono personalità come Paul Cézanne, Louis Edmond Duranty, Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas ed Émile Zola. Molti di loro non si accontentavano della realtà che osservavano così come gli era proposta, e anzi le si ponevano in netto contrasto, come innovatori spesso visti con fastidio dalle élite accademiche ufficiali. I loro geni si incontravano per creare qualcosa di nuovo, per mettere tutto in discussione, promuovendo, attraverso un’analisi spesso ferocemente critica, uno sviluppo culturale che sarebbe poi stato ricordato nei libri di storia. In omaggio agli avvenimenti che ebbero luogo in quel locale e con la volontà di seguirne l’esempio, nasce l’Associazione ” Café Guerbois “. Capita sempre più spesso, in un mondo in cui sembra che a contare sia solo il denaro, che la cultura diventi una merce di poco valore. Perse dietro agli spot pubblicitari, molte menti finiscono con l’atrofizzarsi, senza trovare la voglia di cercare quegli spunti necessari ad arricchirsi, a crescere. Café Guerbois intende fornire proprio quegli spunti, oltre a un luogo in cui sfruttarli. Un luogo in cui portare le proprie idee e confrontarsi, sempre pronti a nuove critiche. Arte, letteratura, musica, viaggi, sport… Le opportunità di crescita che l’associazione offre sono svariate. Nostro obbiettivo principale è promuovere lo sviluppo culturale, in tutte le sue sfaccettature, nell’ambito studentesco e giovanile cittadino. Porci come polo attrattivo e punto di riferimento nell’ambito della giovane società, affiancando tutti coloro che vorranno aderire a questo nostro progetto nella formazione del loro percorso lavorativo, sociale ed intellettuale. Vogliamo muoverci in maniera pluridirezionale, dando spazio a tutto ciò che può concernere gli interessi dei nostri associati, dalla letteratura alla musica, dall’arte al turismo, dallo sport al lavoro. Convegni, mostre, tornei, convenzioni e promozioni turistiche, corsi di formazione e ancora possibilità di confrontare le proprie idee, mettersi in discussione, ampliare le proprie credenziali, sviluppare le proprie passioni e le singole capacità, saranno questi i caratteri predominanti della vita associativa del nostro tesserato nonché parte degli obbiettivi che ci prodighiamo a raggiungere. Molti progetti sono stati già stilati, pronti a prendere corpo, faranno da fondamenta per quella che sarà la nostra strada e il nostro percorso, in vista di traguardi che, col tempo, verranno sicuramente raggiunti.


Elezioni Universitarie Messina

di Latella Giuseppe

Un grande complimento per l’importante risultato ottenuto da diversi nostri concittadini che rappresentano gli studenti iscritti nell’ateneo messinese. In risalto le elezioni al Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche dei Consiglieri reggini: Latella Giuseppe, eletto con 102 voti e Minniti Domenico con 111 voti. Eletto anche un altro reggino al Consiglio Corso di Laurea di Scienze Politiche: Morabito Giacomo con 50 voti. Elezioni sotto il profilo studentesco molto ardue, per quanto riguarda il Consiglio di Facoltà di scienze politiche, vista la riduzione dei seggi da 9 a 8 e con l’ampliarsi delle liste di candidati. Citiamo anche i consiglieri eletti nelle varie facoltà: Greco Michele (Medicina) e Fontana Gianluca (Medicina). La collettività calabrese anche fuori dalla propia regione di competenza, riesce a distinguersi ed a eccellere nei risultati, cercando sempre di tutelare i diritti degli studenti quotidianamente nei propi atenei. Avvenimento importante: l’incontro tra i rappresentanti degli studenti reggini nell’ateneo di Messina (Scienze Politiche – Medicina) e i rappresentanti dell’ateneo reggino (Adis – Amministrazione – Senato Accademico – Presidente del Consiglio degli studenti), con il prefetto di Reggio Calabria Musolino. Evento che ha portato all’enorme apprezzamento da parte degli studenti universitari alla disponibilità mostrata dal prefetto, anche ad una collaborazione tra la rappresentanza studentesca e le istituzioni.

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